Inibitori SGLT2: Empagliflozin

Empagliflozin[1] è un inibitore reversibile, molto potente, competitivo e selettivo e del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2). La molecola non inibisce altri trasportatori del glucosio importanti per il trasporto del glucosio nei tessuti periferici ed è molte volte più selettivo per SGLT2 che per SGLT1, il trasportatore principale responsabile dell’assorbimento di glucosio nell’intestino. SGLT2 è abbondantemente espresso a livello renale, mentre l’espressione in altri tessuti è assente o molto ridotta. È responsabile, quale trasportatore principale, del riassorbimento del glucosio dal filtrato glomerulare nella circolazione. Nei pazienti con diabete di tipo 2, il glucosio viene filtrato e riassorbito in quantità più importanti. Il farmaco migliora i livelli plasmatici di glucosio a digiuno e post-prandiali. Il meccanismo d’azione di Empagliflozin non dipendende dalla funzione delle cellule beta e dall’azione dell’insulina, fattori molto importanti per ridurre il rischio di ipoglicemia, a differenza dei classici farmaci come i secretagoghi dell’insulina Derivati della D-fenilalanina.

Inoltre, l’escrezione urinaria di glucosio determina una perdita di calorie, associata a perdita di grasso corporeo e riduzione del peso. La glicosuria osservata con Empagliflozin è accompagnata da lieve diuresi, contribuendo ad una riduzione moderata e sostenuta della pressione arteriosa. In un’analisi prespecificata dei dati aggregati di 4 studi controllati verso placebo, il trattamento con empagliflozin ha determinato una riduzione del peso corporeo (-0,24 con placebo, -2,04 kg con empagliflozin 10 mg e -2,26 kg con empagliflozin 25 mg) alla settimana 24 fino alla settimana 52 (-0,16 kg con placebo, -1,96 kg con empagliflozin 10 mg e -2,25 kg con empagliflozin 25 mg).

L’ Empagliflozin è caratterizzato da un basso rischio di ipoglicemia, la cui incidenza varia in funzionedella terapia ipoglicemizzante alla quale viene associato[2].

Effetti Collaterali: Nonostante l’alta tollerabilità, ci sono diversi rischi associati al trattamento con questi farmaci. Negli studi clinici e dopo l’immissione in commercio sono stati segnalati casi rari di chetoacidosi diabetica, alcuni casi che hanno messo in pericolo la vita, in pazienti trattati con Empagliflozin. In alcuni dei casi segnalati, la presentazione della malattia è stata atipica, associata solo a un moderato aumento dei valori glicemici, inferiori a 14 mmol/L (250 mg/dL). Non ci sono dati sull’ipotesi che la chetoacidosi diabetica si manifesti con dosi più elevate di Empagliflozin. In alcuni studi clinici con Empagliflozin sono stati segnalati casi di danno epatico. Anche se non è stata determinata una relazione di causa-effetto tra Empagliflozin e il danno epatico. Inoltre In base al meccanismo d’azione degli inibitori dell’SGLT-2, la diuresi osmotica che accompagna la glicosuria terapeutica può provocare un modesto rischio di deplezione volemica.


[1]  http://www.ema.europa.eu

[2] Vasilakou D, Karagiannis T, Athanasiadou E, et al. Sodium-glucose cotransporter 2 inhibitors for type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med 2013;159:262-74.

© Vincenzo Napoleone

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...