I biomarcatori

Che cosa sono i biomarcatori?

biomarcatori

I Biomarcatori servono a valutare lo stato di malattia o di salubrità di un un sistema biologico. Possono essere di tipo:

  • molecolare
  • biochimico
  • genetico
  • immunologico
  • fisiologico)

Un buon biomarcatore deve possedere alto valore prognostico e predittivo, ossia essere in grado di predire una malattia e di indirizzarla verso quei trattamenti che potrebbero avere maggior successo.

Per l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) i biomarcatori o “marcatori biologici” hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo dei nuovi farmaci.

I biomarcatori impiegati nel processo di sviluppo dei farmaci possono essere diagnostici, prognostici, predittivi e farmacodinamici, anche se tali categorie non si escludono a vicenda.

  • Un biomarcatore diagnostico è una caratteristica che distingue un individuo in base alla presenza o all’assenza di una malattia.
  • Un biomarcatore prognostico permette di distinguere i pazienti per il livello di rischio di insorgenza della malattia o in base alla progressione di un aspetto specifico della malattia. Può essere utilizzato come strategia di arricchimento per selezionare i malati che potrebbero avere risultati clinici interessanti o progredire rapidamente.
  • Un biomarcatore predittivo (o di risposta) è una caratteristica che distingue i pazienti sulla base della loro probabilità di risposta a un particolare trattamento rispetto a nessun trattamento. Può essere utilizzato come strategia di arricchimento per identificare una sottopopolazione che potrebbe avere una risposta specifica a una terapia (favorevole o sfavorevole).
  • Un biomarcatore farmacodinamico è utilizzato nella pratica clinica per indicanre sostanzialmente quale sia la dose di agente terapico più opportuna da utilizzare per quel dato paziente in quel dato momento della storia clinica della patologia. Alcuni esempi comprendono: la pressione sanguigna, il colesterolo, l’emoglobina glicata (HbA1C), la pressione intraoculare, le misurazioni radiografiche. Il quadro clinico specifico può incidere sull’interpretazione di un biomarcatore, che può essere utilizzato come indice di sicurezza per segnalare la tossicità, o, in un diverso contesto, per monitorare l’effetto desiderato (ad esempio, la pressione sanguigna, la velocità di filtrazione glomerulare, i lipidi sierici). Questi biomarcatori sono spesso utilizzati durante gli studi di fase II per comprendere meglio come impiegare un farmaco e guidare nella scelta della dose o del regime da testare negli studi di fase III.

 

Bibliografia

http://www.treccani.it/

http://www.agenziafarmaco.gov.it/

http://www.biomedit.it/

 

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© 2016 by Vincenzo Napoleone

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