La figura del Biostatistico

La figura dello statistico è indispensabile a tutti i livelli della ricerca biomedica, dalla progettazione dello studio fino alle analisi finali, passando per l’organizzazione dei dati. In particolare in epidemiologia lo statistico ricopre il ruolo di controllore delle informazioni.

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Per capire se uno studio ha fornito dei risultati che mostrano l’effetto di un trattamento o il ruolo di una strategia di prevenzione, ma anche per cercare di orientarsi quando le informazioni sono molte (come nel caso della genomica), o per identificare bersagli terapeutici specifici tra i molti possibili: a questo e a molto altro servono i numeri, nella ricerca biomedica come nella pratica clinica. A patto di saperli leggere. E per capirli c’è una scienza di cui si sente spesso parlare, anche se non sempre e non a tutti è chiaro di che cosa si occupa e a che cosa serve in concreto: la statistica medica.

La biostatistica (altro nome usato spesso) è quella branca della statistica che serve a descrivere in sintesi, da un punto di vista quantitativo, un insieme ampio di dati derivati da studi biologici, clinici ed epidemiologici. In medicina (e tanto più in oncologia) ciò significa descrivere, con la maggior precisione possibile, l’azione di una terapia o di un trattamento o i suoi effetti indesiderati, prevedere la sopravvivenza o comunque la prognosi, delineare l’andamento di una malattia e così via. Ma la statistica serve anche nella progettazione di uno studio sia di base sia clinico: solo disegnando lo studio nel rispetto di una rigorosa metodologia, infatti, i dati ottenuti saranno sfruttabili per ricavarne un risultato attendibile. Un lavoro enorme e fondamentale è quello che i biostatistici fanno per l’epidemiologia, cioè per descrivere l’incidenza dei tumori nella popolazione e identificare i fattori di rischio o protettivi. I grandi studi epidemiologici, negli ultimi anni, hanno fornito un quadro dettagliato dell’andamento dei diversi tumori in tutto il mondo, dell’impatto di alcuni fattori ambientali e delle abitudini di vita nell’insorgenza.

Per l’articolo completo si veda: AIRC

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